SALVARSI DAI DEBITI SI PUO’:LEGGE “ANTISUICIDI” E PROCEDURA DI ESDEBITAZIONE

SALVARSI DAI DEBITI SI PUO’:LEGGE “ANTISUICIDI” E PROCEDURA DI ESDEBITAZIONE

La crisi economica ha messo in ginocchio chiunque producendo come effetto un sovraindebitamento diffuso particolarmente grave nel caso dei consumatori, ossia, di coloro che abbiano contratto debiti per necessità e finalità al di fuori dell’esercizio dell’attività commerciale e d’impresa eventualmente svolta.Infatti, mentre le aziende hanno la possibilità di dichiarare fallimento e ricominciare da capo, i privati sono costretti a fronteggiare difficoltà enormi, con banche, fornitori e creditori che non smettono di «bussare alla porta».

Per ovviare a tale questione, e soprattutto, per arginare il problema ancor più grave dell’aumento esponenziale del numero dei suicidi legati a tale fenomeno,è stata varata la legge n°3/2012, denominata per l’appunto “legge antisuicidi”, una legge particolarmente favorevole al debitore, a purtroppo, ancora sconosciuta ai più.

La Legge consente, non solo agli imprenditori, ma anche ai consumatori che si trovino in una situazione grave difficoltà economica tale da renderli incapaci di poter provvedere al pagamento dei propri debiti di poter ricorrere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento attraverso la conclusione di un accordo con i creditori oppure, in alternativa, di poter chiudere la loro posizione con la procedura di liquidazione di tutti i loro beni.

In questi casi il debitore – sia esso un imprenditore o un consumatore – può essere ammesso al beneficio della liberazione dei debiti residui nei confronti dei creditori.

Per poter usufruire di questa agevolazione, il debitore deve tuttavia soddisfare alcune condizioni in termini del tutto analoghi rispetto a quanto previsto dalla legge fallimentare, sebbene con alcune differenziazioni.

Il debitore infatti deve:

a) aver cooperato al regolare ed efficace svolgimento della procedura;

b) aver fornito tutte le informazioni e la documentazione utile alla procedura;

c) essersi adoperato per il proficuo svolgimento delle operazioni;

d) non aver usufruito del beneficio dell’esdebitazione negli 8 anni precedenti alla richiesta;

e) non essere stato condannato in via definitiva – con sentenza passata in giudicato – per la violazione delle regole e dei principi che presidiano la disciplina dell’accordo o del piano del consumatore;

f) aver svolto – nei 4 anni successivi al deposito della domanda di liquidazione – un’attività produttiva di reddito adeguata alle proprie competenze e alla situazione di mercato;

g) aver cercato e non aver rifiutato senza giustificato motivo – nei 4 anni successivi al deposito della domanda di liquidazione – proposte di lavoro;

Il debitore deve inoltre aver soddisfatto – almeno in parte – i creditori con i quali aveva contratto dei debiti in un momento precedente al decreto con il quale è stato dichiarata aperta la procedura di liquidazione dei beni.

La Legge individua poi alcuni casi in cui l’esdebitazione deve ritenersi esclusa, cioè quando:

a) è stato il debitore a concorrere alla situazione di sovraindebitamento, poiché esso è stato determinato da un ricorso colposo al credito, giacché soproporzionato rispetto alle capacità patrimoniali dello stesso;

b) il debitore – nei cinque anni precedenti alla procedura di liquidazione o nel corso della stessa – ha posto in essere atti in frode dei creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio patrimonio o simulazioni di titoli di prelazione, con lo scopo di favorire alcuni creditori a danno degli altri;

A ciò si aggiunge il fatto che l’esdebitazione non può operare né per i debiti derivanti da obblighi di mantenimento e alimentari né per i debiti da risarcimento del danno extracontrattuale, nonché per le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie rispetto ai debiti oggetto della procedura di estinzione.