PRESUPPOSTI TASSA SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI URBANI

PRESUPPOSTI TASSA SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI URBANI

-PREMESSA

La TARI (TAssa RIfiuti) sostituisce, a decorrere dal 1° gennaio 2014, i preesistenti tributi dovuti al Comune da cittadini, enti ed aziende quale pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, noti con l’acronimo di TARSU, e successivamente di TIA e di TARES.

La nuova tassa conserva tuttavia taluni presupposti e modalità di determinazione della tassa soppressa, alla quale la legge rimanda per la determinazione del nuovo tributo.

-DI COSA SI TRATTA?

La tassa rifiuti solidi è il corrispettivo dovuto al Comune a fronte del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sul proprio territorio.

La base su cui calcolare la TARI è la superficie calpestabile delle unità immobiliari, iscritte  o iscrivibili nel catasto urbano, idonee a produrre rifiuti.

Presupposti per l’applicazione del tributo sono:l’occupazione di locali ed aree scoperte che si trovano sul territorio del Comune, le cui superfici già dichiarate o accertate  costituivano la  base imponibile dei precedenti tributi(TARSU,TARES e TIA). Sono infatti tassati i locali di  immobili adibiti a qualsiasi destinazione, con le relative pertinenze (ad es. il box), e le aree scoperte che non siano accessorie  o pertinenziali (ad esempio, sono accessorie, e pertanto escluse, le cantine, i locali di sgombero, le scale di accesso, ecc.).

Sono, inoltre, escluse le parti comuni del condominio, quali indicate all’art. 1117 del codice civile.A titolo di esempio, è tassabile il giardino, ma non il posto macchina scoperto (cioè la parte di cortile condominiale utilizzata come parcheggio privato).

Tale regola non vale per le aree utilizzate per attività economiche (ad esempio il cortile di una fabbrica), che sono invece sempre tassate.

-CHI DEVE PAGARE?

Devono pagare, in quanto soggetti passivi, coloro che occupano locali ed aree scoperte, a qualsiasi titolo utilizzate,  situate nel territorio comunale. E’ tenuto, quindi, al pagamento colui il quale dispone dei locali o dell’area, a prescindere dal titolo che legittima l’occupazione ( che sia proprietà, locazione, uso, et similia).Soltanto nel caso di occupazione precaria, ad esempio in presenza di locazioni di breve durata (si pensi all’immobile locato per una settimana di vacanza) la tassa è dovuta dal proprietario.

E’ opportuno precisare che nei confronti degli appartenenti al nucleo familiare o di chiunque occupi aree e locali in comunione con altri, ciascuno dei coobbligati (conviventi, soci, ecc.) può essere tenuto al pagamento della totalità della tassa, in forza del cosiddetto “vincolo di solidarietà”.

Nel caso di multiproprietà (quando esistono più proprietari, i quali che fruiscono a turno del medesimo  immobile ), la responsabilità del tributo è attribuita  al soggetto  che gestisce i servizi comuni, fermo restando il suo diritto a richiedere il rimborso dell’importo versato in misura percentuale ad ogni effettivo detentore.

-IMPORTO DOVUTO

L’importo è stabilito dal regolamento comunale.

I metodi di misurazione della quantità di rifiuti e di gestione dei servizi di smaltimento sono determinati dal Comune, con i conseguenti sistemi di ripartizione del costo relativo.

Se il principio fondamentale per l’applicazione della TARI è quello in base al quale “chi inquina paga”, il comune può tuttavia determinare la propria tariffa secondo i criteri già previsti per la TARSU, quindi commisurando la tassa a quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie.

La tassa è dovuta per l’anno solare e nel caso di occupazione temporanea di durata inferiore a 183 giorni, è applicata una tariffa giornaliera, comunque determinata in base alla tariffa annuale e rapportata ai giorni di occupazione, con una maggiorazione che non potrà superare il 100%. E’ opportuno chiarire che per occupazione temporanea si deve far riferimento alla effettiva durata dell’occupazione nel corso dell’anno: pertanto è comunque soggetta al tributo in misura integrale anche l’occupazione periodica o ricorrente, se complessivamente superiore a 183 giorni.

-ESENZIONE E RIDUZIONI

Il presupposto alla base è quello per cui non sono tassabili gli spazi improduttivi di rifiuti, in base al criterio della “non utilizzabilità” dei locali e delle aree. Tale indisponibilità deve tuttavia dipendere da condizioni “oggettive”:ad esempio, un’ abitazione priva dei requisiti di abitabilità per mancanza di allacciamenti elettrici, idrici e fognari, et similia non è soggetta all’imposta, mentre un locale che disponga  di tali infrastrutture è comunque tassabile, anche se materialmente  inutilizzato.

Sono pertanto esenti:

-le parti condominiali, non utilizzate in via esclusiva (ad esempio, l’androne, o le scale di accesso);

-i locali dove è oggettiva l’impossibilità di produrre rifiuti  in maniera autonoma (ad es. solai e cantine);

-i locali dove, in specifiche circostanze temporali , non è possibile produrre rifiuti.

Sono inoltre previste riduzioni in misura variabile, a seconda delle modalità di erogazione del servizio.

In particolare, la TARI è ridotta alla misura massima del 20% nei seguenti casi:

-mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti;

-erogazione del servizio in cui si evidenzino gravi violazioni della norma di riferimento;

-interruzioni del servizio che possano arrecare danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

La  tariffa può inoltre essere ridotta:

-nel caso di uso non continuativo dell’immobile (ad esempio, per abitazioni tenute per uso stagionale);

-nel caso di unico occupante dell’immobile (persona che viva da sola);

-per la parte abitativa di case coloniche, occupate da agricoltori;

-se l’occupante è residente all’estero per un periodo non inferiore a sei mesi.

I comuni possono altresì deliberare riduzioni  e esenzioni, entro il 7% dell’intero introito, in base a specifiche condizioni dell’occupante oppure tenendo conto della capacità contributiva  della famiglia.

-UN CASO EMBLEMATICO:IL GARAGE IMPONIBILE O NO?

E’ intervenuta più volte anche la Suprema Corte, ancora nel 2015 con la sent. 33 del 7 gennaio relativa proprio alla questione della rilevanza dei garage ai fini TARI.

La Corte accoglieva il ricorso promosso dal contribuente, rilevando come il d. lgs. 507/1993 abbia gravato in capo agli enti locali l’onere di istituire apposita tassa annuale su base tariffaria, “gravante su chiunque occupi o conduca locali, a qualsiasi scopo adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, in cui i servizi sono istituiti, compresi i garage”.

Individuava il principio generale secondo il quale “tale tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio, salva l’autorizzazione dell’ente impositore allo smaltimento dei rifiuti secondo altre modalità, perchè il servizio sia istituito e sussista la possibilità dell’utilizzazione”. In definitiva il presupposto oggettivo per l’applicazione dell’imposta è costituito dalla circostanza che l’interessato occupi quello specifico locale, non importa quale sia la sua destinazione d’uso, “a prescindere del tutto dal titolo, giuridico o di fatto, in base al quale gli immobili sono occupati o detenuti”.

L’onere della prova, infine, fermo restando il principio secondo il quale spetta all’amministrazione a dover allegare la fonte dell’obbligazione tributaria, in caso di eccezione alla regola generale sopra citata – come nel caso in oggetto – è il contribuente a dover fornire gli elementi necessari a fondare legittima eccezione. La sentenza è cassata senza rinvio, decidendo direttamente la Cassazione nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto.