CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO:ESDEBITAZIONE DEL FALLITO

CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO:ESDEBITAZIONE DEL FALLITO

L’esdebitazione è un beneficio che consente a coloro che si trovano in una situazione di grave indebitamento di potersi liberare dai propri debiti, perché i creditori non potranno più esigerne il pagamento al termine della procedura.

La procedura di esdebitazione può essere usufruita anche dagli imprenditori soggetti a fallimento,i quali si trovino in una situazione debitoria tale da non poter soddisfare i con regolarità i propri debiti.

L’esdebitazione è innanzitutto un beneficio contenuto nella Legge fallimentare che consente all’imprenditore, persona fisica, dichiarato fallito di potersi liberare dai debiti che residuano nei confronti dei creditori non soddisfatti dopo la chiusura del fallimento.L’esdebitazione si pone pertanto come un aiuto che permette all’imprenditore fallito di poter avviare una nuova attività d’impresa senza dover sopportare il peso di debiti residui derivanti dal fallimento oramai chiuso, perché vengono di fatto azzerate tutte le posizioni debitorie fallimentari.

Possono beneficiare dell’esdebitazione gli imprenditori individuali, ma anche i soci illimitatamente responsabili di una società dichiarata fallita, vale a dire i soci di una società semplice o di una società in nome collettivo, nonché i soci accomandatari di una società in accomandita semplice.

Per potersi liberare dai propri debiti derivanti dal fallimento, l’imprenditore deve aver soddisfatto alcuni requisiti oggettivi:

a) la procedura fallimentare deve essere stata dichiarata chiusa per effetto della ripartizione dell’attivo risultante dal fallimento attraverso un piano di riparto  (si tratta di una condizione che può dirsi soddisfatta anche quando la chiusura del fallimento è stata determinata dal mancato deposito di domande di ammissione al passivo da parte dei creditori oppure in ragione del pagamento totale dei crediti)

b) i creditori concorsuali devono inoltre essere stati, almeno in parte, soddisfatti dal momento che, in caso contrario la richiesta di esdebitazione non potrebbe essere proposta;

 

È inoltre richiesto il rispetto di alcuni requisiti soggettivi, poiché il beneficio dell’esdebitazione può essere concesso soltanto agli imprenditori che abbiano improntato il proprio comportamento a principi di correttezza e di trasparenza nei confronti della procedura fallimentare.

L’imprenditore infatti deve:

a) aver cooperato con gli organi della procedura fallimentare, mettendo a disposizione tutte le informazioni e la documentazione necessaria ad accertare il passivo dell’impresa, cioè il suo stato di indebitamento;

b) essersi interessato affinché l’operazione di accertamento dello stato passivo avvenisse in modo proficuo;

c) non deve aver ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura fallimentare;

d) deve aver consegnato al curatore fallimentare tutta la corrispondenza riguardante i rapporti compresi nel fallimento;

d) non deve aver beneficiato di un’altra esdebitazione nei 10 anni precedenti;

Nel corso della procedura fallimentare, l’imprenditore non deve inoltre aver rappresentato una situazione contabile dell’impresa fallita diversa dalla realtà attraverso comportamenti diretti a distrarre l’attivo del patrimonio dell’impresa oppure esponendo passività insussistenti.

 

L’imprenditore non deve poi aver cagionato o aggravato il dissesto economico dell’impresa, rendendo così più difficile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari né aver fatto ricorso abusivo al credito.

 

L’imprenditore infine non deve essere condannato in via definitiva con sentenza passato in giudicato perché non più impugnabile per bancarotta fraudolenta o per delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, o per altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa a meno che non sia intervenuta la riabilitazione.

 

Se vengono soddisfatti tutti questi requisiti, il Tribunale con il decreto di chiusura del fallimento o su ricorso del debitore può concedere l’esdebitazione, dichiarando inesigibili i debiti non soddisfatti integralmente che vengono così estinti.

 

I creditori non potranno neppure richiedere il pagamento degliinteressi e si estingueranno anche le eventuali garanzie reali (pegno ed ipoteca), sebbene rimangano fatti salvi i diritti vantati nei confronti di coobbligati e dei fideiussori del debitore oltre che degli obbligati in via di regresso.

E più precisamente, i creditori non potranno più pretendere dal debitore il pagamento:

a) dei debiti residui di cui erano titolari i creditori ammessi allo stato passivo che il fallito non è stato in grado di soddisfare integralmente;

b) dei debiti anteriori alla procedura di fallimento di cui erano titolari quei creditori che non hanno tuttavia depositato la domanda di ammissione al passivo (in questo caso, l’esdebitazione opera però solo per la sola eccedenza alla percentuale attribuita nel concorso ai creditori di pari grado).

 

Non rientrano invece nella procedura di esdebitazione:

a)  i debiti relativi agli obblighi di mantenimento e alimentari;

b) i debiti derivanti da rapporti estranei all’esercizio dell’impresa;

c)  i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale;

d) le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti;

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